In questo blog partecipano più persone: non scrive un solo blogger, ma diversi individui alienati dalla routine della vita d'ufficio. Si cerca così di esorcizzare ogni impressione partorita tra le 9 e le 18 (per i più fortunati).
Una cosa sola: "Trovami il Piano Energetico Ambientale Regionale che è stato approvato ieri".
Pfffff un gioco da ragazzi, mi son detto...
...ho parlato troppo presto.
E' tutto il giorno che spulcio siti internet e che chiamo in Regione. Ma una volta è occupato, un'altra volta non risponde nessuno, un'altra volta ancora mi dicono di chiamare a quest'altro numero. E poi di nuovo occupato, di nuovo non risponde nessuno, di nuovo chiamare un'altro numero ancora...occupato...non risponde...altro numero...occup...e basta!
Ma porca vacca, un'intera mattinata buttata al vento e ancora non ho risolto.
Per non parlare della mia banca. La mia cara ed amata banca...je possino a tutti quanti. M'hanno fatto un'altro dei loro scherzi preferiti. E mò c'ho paura a chiamarli, perché so già come funziona alla mia banca. Il loro motto è "semper squillantis", guai a chi riponde al telefono...dev'è essere la stessa banca della Regione tra l'altro...hanno lo stesso motto.
Insomma sti simpaticoni non m'hanno cambiato l'IBAN senza avvisarmi? E domani lo stipendio dove va? Boh, io ho avvisato subito qui a lavoro del cambiamento...speriamo di aver fatto in tempo, sennò chissà quando arriva.
Ma uffa! Ma perché in questa era ormai così tecnologica, in banca ancora non sono in grado di mandare una cavolo di mail?
Nel mio primo lavoro, in banca d’affari, l’orario ufficiale era dalle nove fino alla fine di tutto il lavoro, il che voleva dire andarsene in media a mezzanotte. Molto spesso si finiva molto più tardi, verso le tre/quattro di mattina, e non era inusuale fare un “all-nighter”, il che voleva dire che andavi avanti a lavorare il giorno seguente senza aver dormito e senza essere tornato a casa.
È una strana cultura, nella quale la gente è fiera di lavorare tantissimo. Io che sono cattolico, non condivido questa ridicola etica protestante del lavoro. Il lavoro non è qualcosa che ti nobilita, il lavoro è una punizione divina che deriva dal peccato originale (Genesi 1:3) e lo prendo come tale.
A volte incrociavo delle persone malrasate, con tic nervosi agli occhi, olenti di escrementi, che, FELICI, ti fanno il segno 3 con la mano. Sono tre giorni che non dormono, che non tornano a casa, che non si lavano, che lavorano ininterrottamente. Io gli sorridevo pensando: Ma bravo imbecille.
Ho fatto quella vita quando ero uno stagista. Lavoravo una media di centodieci ore a settimana. Una volta che mi hanno dato il contratto, il mio motto è stato “Just don’t do it”. Quando certi capi venivano da me, mentre finivo una difficile partita di campo minato, e mi chiedevano se avevo tempo di fare qualcosa per loro, la mia risposta era sempre: no. Semplicemente mi rifiutavo di lavorare per certe persone.
Dovete sapere che sono incredibilmente efficiente e accurato nel mio lavoro, e quindi i pochi capi per i quali lavoravo, mi difendevano sempre (questo voleva anche dire che se uno di loro mi chiamava alle dieci di sera di sabato per un’emergenza, dovevo andarci, ma per fortuna non succedeva spesso).
Iniziai ad arrivare in ufficio alle dieci di mattina e andarmene alle nove (orario a partire dal quale si poteva avere il taxi gratuito). Dalle sette alle otto facevo palestra e dalle otto alle nove mangiavo nella mensa aziendale.
Quando me ne andavo facevo attenzione a salutare TUTTI, per puro gusto sadico. Mi divertiva molto che quando i miei colleghi se ne andavano presto (il che voleva dire alle nove come me) lo dovevano fare di nascosto, lasciando la loro giacca attaccata alla sedia, come per far vedere che magari erano solo andati in bagno o a fumarsi una sigaretta.
I miei colleghi non mi volevano molto bene.
Nel mio secondo lavoro non esistevano orari. Arrivano verso le dieci e mezza e me ne andavo quando avevo finito. Un mio collega arrivava alle due di pomeriggio e se ne andava verso l’una di notte, giusto perché gli piaceva svegliarsi tardi. Nessuno gli diceva mai niente.
Nel mio terzo lavoro, quello attuale, quale fu il mio shock nello scoprire che bisognava essere in ufficio alle otto e trenta in punto, e che non si poteva MAI uscire prima delle otto in punto di sera, indipendentemente dal lavoro che uno aveva da fare. Ogni tanto vedo un capo che alle sei non ha nulla da fare e che si legge il Corriere dello Sport fino alle otto.
Mi sono reso conto però che se arrivavo alle 8:30, salutavo la mia squadra, alle 8:31 scomparivo per ritornare alle 19:59, salutare e andarmene con gli altri alle 20:00, andava benissimo.
Mi sono appena seduto sulla scrivania nella solita stanzetta in stile servizi segreti sovietici. Ho collegato il portatile al cavo di alimentazione. Aspetto che la tizia con cui lavoro finisca di scaricare la posta per rubarle il cavo del telefono e usufruire della rapidissima connessione 56k che ci mettono così premurosamente a disposizione.
Ecco, ci sono, sono online. E' stato un parto, ho fatto un viaggio nel tempo e ora mi ritrovo a metà degli anni 90, quando le immagini si caricavano scendendo giu tipo serranda elettrica. E già questo alimenta il senso di angoscia.
E la porta è aperta, ho l'ansia. Ogni due secondi passa qualcuno, e spesso sono le stesse due-tre facce. Ma che cazzo vi passeggerete, dico io. E soprattutto, perché ogni volta buttate l'occhio? Pensate che fra un vostro passaggio e l'altro, io mi trasformi in qualche creatura aliena, una parte anatomica per volta?
Io posiziono il mio portatile con un'angolazione strategica, in modo che nessuno possa vedere cosa sto trafficando con il calcolatore elettronico mobile. E loro guardano. Ma che ve guardate? Attraversa il corridoio guardando dritto davanti a te e torna al tuo posto. Ogni tanto riposiziono il portatile in modo che si veda il monitor e apro documenti word o excel noiosissimi per far vedere che sto lavorando.
Però quando vado sul forum "nome-censurato", mi preparo: pollice mano sinistra sul tasto CTRL e indice mano destra sul tasto F4. Una combinazione LETALE e SUBITANEA: mi chiamavano il chiuditore di finestre compromettenti più veloce del Central Italy.
Quando entra di botto l'Ingegnere, una collega o la segretaria, torno alla realtà con una sicurezza ed una nonchalance che fa invidia alla sagoma di Sean Connery nei panni di James Bond in piedi con le gambe incrociate. In realtà è tutta facciata, le mie coronarie stanno rivolgendosi ai sindacati.
Brunetta dice che i fannulloni del settore pubblico sono spesso di sinistra.
NON E' VERO!
Anche nel settore privato, non vogliamo fare un cazzo.
E anche oggi, via, tutti insieme appassionatamente sull'autobbùs!
Non so come sia possibile, ma ci sono dei giorni in cui è pressoché vuoto (vedi ieri ad esempio) ed altri in cui è pressoché pieno (vedi oggi ad esempio). Ma di quei pressoché pieno, che ti fanno pensare non sia possibile riempirli ulteriormente. E invece, regolarmente, ad ogni fermata riescono a salire altre 4-5 persone, per la gioia soprattutto della milza, che a fine viaggio, complice il gomito largo della signora convinta che siano tutti lì a spingere solo lei ("Eh, ma la smetta di spingere" - "Signò, non lo faccio apposta, c'ho venti persone che spingono me. Mi spiace, ma proprio non ci riesco a trattenerli tutti per non venirle addosso" - "Sì, ma io sono l'ultima" - "Sì, ma non se la prenda con me"), sarà riuscita a raggiungere il lato opposto del corpo. Quel territorio per anni inesplorato. "Irragiungibile", aveva creduto ormai, perdendo ogni speranza. E invece, ora era lì finalmente. Era lì per godere di quei territori vergini. Alla scoperta di chissà quale nuova specie, chissà quale nuovo minerale prezioso, chissà quanto può resistere il corpo di questo smidollato finché resto in questa posizione.
Ma l'esultanza non poteva durare molto. In quel posto infatti, c'era ancora meno spazio di prima. Aaaaaaaah, tutto sommato "si stava meglio quando si stava peggio", deve aver pensato anche lei prima di iniziare a lamentarsi e a voler tornare a casa.
Bè, niente di più facile, basta girarsi di 180°, offrendo così l'altra guancia alla simpatica vicina di viaggio ed aspettare la successiva fermata del mezzo. Già, perché gli autisti sono ancora più simpatici delle signore (forse sono parenti) e giustamente si divertono ad inchiodare ad ogni fermata (vi lascio immaginare che scena: un onda...ma fatta di uomini. I più alti ci rimettono costole e, appunto, milze. Per i più piccoli spesso non c'è niente da fare).
Insomma, problema risolto. A volte si può rischiare di inglobare anche il gomito delle signore, tanto ti si infilano nel fianco, ma alla fine la milza, contenta della sua gita mattutina, torna sempre al suo posto.
Cominciò tutto ieri mattina...
...mi sveglio, mi precipito in bagno, apro il rubinetto...e...il deserto, non una goccia d'acqua...cazzo brutto segno...e adesso...vi siete mai lavati con nove litri di acqua levissima!
Vado a "lavoro", la giornata sembra volgere per il meglio ed invece...tornando a casa la sera la mia super Almera 2200 TD accusa qualche problemino elettrico.
Bene! vorrà dire che domani mattina, cioè oggi, andrò da un elettrauto e si aggiusterà tutto.
Ma a volte la sfiga non ha limiti...mi alzo stamattina...diluvia! Decido di andare a piedi dall'elettrauto...esco da casa...e...NOOOO! mi si è rotto l'ombrello...miseria. Quando la sfiga non ha limiti...che faccio. Lampo di genio, forse posso provare ad accendere la macchina...macchina che in fin di vita mi dona l'ultimo suo respiro e parte...perfetto!mi diriggo dietro il CarreFour dove mi hanno indicato esserci l'officina, e dove approfitto per comprare un nuovo ombrello...è rosa sembra bello, ma decido di non aprirlo per evitare ulterire sfiga. l'elettrauto che poi era un meccanico mi cambia la batteria, nella speranza non sia l'alternatore...140 Euro...facciamo la prova ricarica...ahi ahi ahi..signorina è l'alternatore...e mi manda in via Pietrasantina dal signor Luca, che si terrà la macchina fino a domani. Ad un tratto mi ricordo che ieri sera l'AMICO jugoslavo di Carlo mi scrisse su un sotto bicchiere la mitica frase...BUONA FORTUNA...prendo l'oggetto della sfiga e gli do fuoco...Adesso è finita, pensai...Beh!però adesso io devo andare a lavoro e allora apro il mio bellissimo ombrello rosa e corro verso la stazione...ma qualcosa non và...no, no, l'ombrello per bambini no. Cazzo arrivo alla stazione completamente inzuppata di pioggia facendo oscillare l'ombrellino per evitare di bagnarmi una sola spalla...i terminali sono in tilt e rischio anche di partire per Roma Termini...Adesso sono a Navacchio e vi scrivo e penso che stasera andrò ad ubriacarmi così vediamo se mi rubbano anche il portafogli...Quando la sfiga non ha limiti...In bocca al lupo a tutti!
N.
Al Trussardi Caffe a Milano, vicino alla Scala puoi berti per soli €3.50 (3-4 volte il prezzo di mercato), un ottimo Chickmagalur Karanataka.
Se riesci a ordinarlo con successo (sono molto pignoli sulla pronuncia), ti portano un ottimo caffe' espresso.
Da evitare i te' che quel (tra l'altro bellissimo) locale offre.
Non solo hanno nomi lunghissimi e costano come minimo €6 (ma arrivano anche a €22 - un te al gelsomino per meditare spiegano loro, probabilmente l'unica cosa alla quale mediti e': ma con tutto quello che potevo scegliere, proprio un te da 22 euro dovevo prendere?), ma sono anche molto deludenti.
Ho preso il [segue nome lunghissimo] e aveva il gusto di un banalissimo Earl Grey. Mi assicuravano invece un sofisticato arome di spezie, fiori del deserto con un distinto retrogusto di monaco agitato.
Negli ultimi due giorni, mentre coprivo vari buchi tra un incontro a Mediobanca, uno a Unicredit, etc (che stanno tutti in zona), ho speso svariate ore seduto a bere strane miscele, e credo di aver sperperato il mio stipendio del mese.
E' la prima volta in cui mi sono detto che in fondo Londra non e' cosi cara.
Uno si impegna, cerca di fare un buon lavoro. Arriva la mattina presto, legge e rilegge quanto fatto il giorno precedente, corregge le sbavature, è lì lì per ripartire motivato e pimpante come non mai, quando mister "oggi non ho proprio niente da fare" entra nel tuo ufficio.
Un'ora, un'ora buona a chiacchierare con la mia collega. A dire la verità la mia collega è stata un'ora a sbadigliarli in faccia. Prima in modo garbato, poi spudoratamente, ma lui no. Lui non voleva capirlo che stava frantumando un TIR su TIR di mar... di scatole. Ma di quelle grosse.
E cosa fai di bello? E quando vai in Cina? E maddai! Vai negli States? E io c'ho vissuto nel Massaciussaz! E no no no, non ti sbagliare, si pronuncia Massaciussaz. E ripeti con me Ma-ssa-ciu-ssaz, brava, -ssaz. E io c'ho preso la patente. E io c'avevo il telefonino e la gente mi chiamava per vendermi qualsiasi cosa. E occhio ai limiti di velocità. E occhio che il dollaro sale, sbrigati a comprarlo. E ma la casa la prendi arredata o da arredare? E allora vai da "marcketuàn" o da "marin does market" che lì trovi tutto e costa poco.
E io qua e io là, ma come si fa a concentrarsi? Un'ora persa, buttata al vento. E ora non c'ho più voglia di fare niente. Come si fa, come si fa?
E ora mi giran pure i mar... TIR e TIR di scatole! TIR su TIR su TIR su TIR su...(all'infinito).
Lui si diverte, ride, sorride, si esalta, fa le facce buffe, è contento.
-Ha ha ha! Guarda cos'hanno scritto: "Mancato adeguamento alle varie normative vigenti". Cccioè, il rischio del rischio, m-ha ha ha ha, che sgombiscio (si strofina l'occhio).
-E poi ho pprovatto a ffare delle ricèrghe e mi sòno accort' che in fin dei conti, tieniti forte, la sicurezza va nell'apposito processo, guarda tu ale vòlte, m-ha-ha-ha!
E' l'uomo che è contento di venire a lavorare la mattina, è curioso, motivato, rigoroso, attento, ma la cosa peggiore è che ovviamente si fa guidare dall'entusiasmo.
E ovviamente qui qualcuno dirà: "che c'è di male nell'amare il proprio lavoro?"
C'è TUTTO DI MALE! Ma che stai a fa' er calciatore? il musicista? il pittore? lo scrittore? il pornodivo? no, sei un fottuto dipendente di una società che si occupa di robe NOIOSISSIME e se a te questo piace, C'E' UN FOTTUTISSIMO PROBLEMA!
Finalmente è arrivato il fine settimana. Il meritato riposo dopo una lunga giornata di lavoro. Il meritato riposo dopo una impegnativa settimana di lavoro, che ha raggiunto il culmine con le due vittorie consecutive a spider, nella giornata di giovedì. Corro in stazione a prendere il treno della speranza: 5 ore per raggiungere la mia amata. Con me solo pochi turisti spaesati che han perso la strada ed un corteo disorganizzato che non ha ancor ben capito cosa e contro chi sta andando a manifestare.
Il tempo passa in fretta, finché resto assorto fra le pagine del libro che ho portato con me. Ma una volta terminato quello? Solo e soltanto noia e no! Non ho detto gioia!
Verso 3/4 di viaggio però, accade finalmente qualcosa. Un gran brusìo giunge alle mie orecchie. Mi giro verso il finestrino del lato opposto a dove siedo, ma non scorgo nulla di anomalo. "Strano. Eppure ci dev'essere un gruppo di facinorosi che fa rumore. Ma dove sono?".
Dopo un buon 5 minuti passati a chiedermi da dove mai potesse arrivare tutto quel baccano, mi lascio ricadere all'indietro sul seggiolino ed ecco che il mistero si chiarisce: una schiera di tifosi pisani occupava la banchina dal lato del mio finestrino. Erano dietro di me e non li avevo nemmeno notati. Sto iniziando a preoccuparmi per la mia rimbambitaggine.
Invece, mi sono subito accorto che stavano pesantemente insultando una coppia di ragazzi, i quali, dall'accento che ho riconosciuto essere simile a quello di due protagonisti di Lost, direi fossero coreani. Ma del Nord.
Bè, che ve lo dico a fa? è scattata subito la scintilla. Il moralizzatore che è in me è lì lì per uscire allo scoperto. Abbasso il finestrino e mi sporgo, quand'ecco che ho come un presentimento, ma brutto brutto brutto nè? Sarà stato il senso di ragno che sto sviluppando da quando gioco a Spider, fatto sta che manca ancora la prontezza di riflessi ad esso associata e se la lattina mi ha mancato, è stato solo per la scarsa mira del lanciatore.
Finestrino su, passo indietro e subito giù a sedere. Purtroppo il treno è ripartito proprio in quel momento e così non ho potuto sentire cosa dicesse quella gente. Mi è parso però di capire che si trattasse di stimabilissimi agenti immobiliari. Parlavano di certi palazzi che volevano farmi vedere. Peccato! Sarà per la prossima volta.
...ancora una volta il moralizzatore ha miseramente fallito...
Alla fine è successo anche a me. Pensavo succedesse solo agli altri, e invece alla fine è capitato anche a me. E io sono uno senza pregiudizi, e anzi, anche solidale e simpatizzante della loro causa.
Piaccio ad un omosessuale.
E' palese ormai. Mi era venuto il dubbio, ma ormai è evidente.
Questo tizio lavora nella mia stessa società, ma in un altro dipartimento.
Di solito si va a mangiare in gruppo, reclutando chi esce alla stessa ora per la pausa pranzo. E alla fine di queste pause pranzo, fuori dal bar, dopo il caffè, siamo tutti in cerchio per aspettare che i fumatori concludano la loro ora d'aria. E lui mi fissa. Cioè mi fissa anche quando non parlo, ma parla qualcun altro. E io in un primo momento pensavo fosse una coincidenza, anche se la cosa mi irritava: non sopporto la gente che mi guarda senza un motivo, mi viene spontaneo chiedere genuinamente: 'zzo ti guardi? Ma lì non l'ho fatto, cercavo solo di contro-fissarlo per fargli abbassare lo sguardo, una rissa di sguardi da veri uomini. E invece a posteriori penso di averlo incoraggiato. Ma in quel momento ancora non lo sapevo, pensavo solo di stargli sul cazzo (e non c'ero andato così lontano, nel suo immaginario, forse).
Così me ne torno a lavoro pensando di stare sul cazzo ad un Senior.
Il giorno dopo faccio la fila al self service, e sento una mano di velluto leggera come l'aria accarezzarmi il polso per attirare la mia attenzione. Mi giro e mi sorride beato:
-Ciao :)
-Oh, Ciao! Ehm, lì ci sono anche Fxxxxxx e Axxxxxxxxxx. Io continuo la fila eh? eheheh.
E scappo.
Ma solo il tempo di passare per la cassa della mensa, perché poi, da seduto, lo vedo agitare la mano a mo di saluto (a dire la verità non in modo effeminato, non lo è, per questo ci ho messo un po' a capire). Così ci sediamo tutti lì e parliamo di lavoro. Ma lui ogni tanto butta l'occhio e io incrocio lo sguardo ma devio immediatamente.
Mi mette a disagio, io vorrei dirgli "guarda, a me piacciono le donne, forse è meglio se rimaniamo solo amici. Vabbè, non siamo manco amici, però possiamo rimanere buoni colleghi, sai quel genere di colleghi che non s'inculano di pezza, si lo so, il verbo non è un'ottima scelta, ma... ma ci siamo capiti eh?"
Solo che non posso dirlo. Anche perché magari ho frainteso e a casa c'ha i poster di evaengher. Però, vallassapé.